mercoledì 18 gennaio 2017

5 is megl che one #5 – ovvero 5 serie tv che meritano di essere viste almeno una volta nella vita


E come vi anticipavo altrove e in tutti i modi possibili, qui sopra abbiamo smesso di parlare sempre e solo di libri. Io mi sono evoluta e, con me, s'è evoluto pure questo spazio. Mi piace pensare di saper parlare anche d'altro, non solo di cose strettamente legate ai libri. Magari non ne sono davvero in grado, ma questa è un'altra storia.
Oggi, proprio per allontanarci dai libri, voglio parlare di quell'altra cosa che mi appassiona a pari merito (certo, lasciando da parte il colore rosa, i fiocchetti, i peluche, ET, e tutte le cose fiorellose che mi piacciono tanto) e, cioè, le serie tv.
Lo so, le serie tv sono ormai inflazionate: tutti le guardano, tutti ne parlano, tutti fanno più o meno parte di una fandom. Posso dire di essere fan delle serie tv dagli inizi, quando erano i tempi di George Clooney in E.R. Medici in prima linea, quando CSI non aveva ancora settecento spin off, quando la gente in Law & Order indossava ancora le giacche con le spalline, quando Ally McBeal emozionava con le panoramiche su Boston.
Oggi voglio parlarvi delle cinque serie tv che, a mio parere, meritano di essere viste almeno una volta nella vita. Ci saranno serie vecchie e serie nuove, tutte con un elemento comune: quando sono finite, hanno lasciato dentro di me un ricordo bellissimo e, al contempo, un vuoto incolmabile.

1. Friends.
Allora, prima di fare un discorso serio è necessaria una precisazione. Friends non è una serie tv, Friends è LA serie tv. E mi dispiace per quanti hanno visto solo qualche puntata e poi non l'hanno apprezzata e/o compresa, ma forse mi viene anche da dire un po' "ma chi se ne frega, meglio così, è solo per gente di un certo livello".
Non so dire quante volte l'ho vista, forse 3 o 4, e forse la mia passione per questa serie è addirittura inquietante. Ricordo scene, particolari e canzoni a memoria, molte delle situazioni reali mi fanno venire in mente situazioni accadute in Friends (e la cosa grave è che ci penso e rido, da sola, come i pazzi).
Il motivo per cui mi piace così tanto e per cui la reputo LA serie tv per eccellenza (nell'ambito delle serie comedy, ovviamente) è che riesce a essere spensierata e, allo stesso tempo, molto profonda. Quante volte ho pianto a causa di Ross e Rachel? Quanto ho shippato la loro coppia già dall'inizio della prima puntata? E lui, vestito da marinaio, che va a prenderla al Central Perk, o lui che dopo una lite furiosa, sta dietro la porta beccandosi la pioggia a guardarla, aspettando che lei gli apra? E Monica, con la sua mania per il controllo, Joey con il suo "how you doin'?" rivolto a qualunque essere femminile respiri, e gli orrendi vestiti anni '90... Cacchio, quanto mi manca. Certo, molte cose sono surreali e portate all'esasperazione, ma molte altre sono invece affrontate in maniera toccante; basti pensare a Monica, a come reagisce quando scopre che il ragazzo che lei reputava interessante pensa a lei come a una grassona, o a quando Chandler decide di affrontare il padre, con il quale ha un rapporto ambiguo e del quale si vergogna, poiché vive la sua scelta di cambiare sesso come un abbandono. È una serie del 1994, quando la parola "transessuale" e l'ipotesi di una coppia di lesbiche scuoteva ancora gli animi, più di oggi.
Friends è dentro di me, così tanto che io e mia sorella, ancora oggi, utilizziamo i pugnetti per mandarci a quel paese.

2. Black Mirror.
Ho un rapporto ambiguo con Black Mirror. Perché? Perché la reputo una serie fantastica, molto ben fatta, che è un piacere guardare ma che mi mette addosso un'ansia terribile.
So perfettamente che l'intento di Black Mirror è proprio quello di farci riflettere su quanto la tecnologia (e i social network) influenzino le nostre vite. So perfettamente che è tutto portato all'estremo, che mai succederà che qualcuno decida della propria vita semplicemente pedalando una bicicletta davanti a uno schermo (prima stagione), ma non sono tanto certa che in un futuro prossimo non troppo lontano, la vita di ognuno di noi non dipenderà dal gradimento che si ha sui social network (prima puntata della terza stagione). Se penso a quanto la gente si lasci influenzare dai like a una foto su Instagram, a tutte quelle persone – anche di mia conoscenza – che prima di mangiare qualunque cosa la condividono su Facebook, come se una parmigiana fosse qualcosa di cui rendere partecipe il mondo, se penso a tutte quelle persone – anche qui, molte di mia conoscenza – che vivono la loro vita in funzione del bastone per i selfie... Be', Black Mirror mi spaventa. Mi spaventa perché è dannatamente realistico. È realistico (e alle volte tristemente attuale) il modo in cui le persone, nella serie tv, trattino gli altri come fossero oggetti, senza minimamente pensare all'ipotesi che anche gli altri abbiano dei sentimenti. È spaventosa, appunto, e per questo dannatamente fantastica.
Non c'è una puntata della serie che io abbia guardato senza piangere, dico davvero. Mi distrugge emotivamente e mi fa paura. Ma santo cielo, è uno dei prodotti migliori e ben fatti degli ultimi anni.

lunedì 16 gennaio 2017

Photoshop non ti conosco, obbrobrio non ti temo, Paint ti amo 16/22 gennaio


Buongiorno gente!
Comincio subito con l'inginocchiarmi sui ceci per chiedervi perdono. Venerdì avrei dovuto pubblicare un post, ma mi sono ritrovata a correggere la tesi di un'amica (la cui consegna era prevista venerdì stesso) e niente, non ho fatto in tempo.
Tra l'altro i miei orari non sono proprio comodi, sto cercando disperatamente di non perdermi i pezzi per la strada e non è facile. È vero, lavoro il pomeriggio, ma ci metto un'ora per arrivare e un'ora per ritornare, ciò significa che mi tocca pranzare alle 12,15 circa (cosa che mi fa terribilmente sentire in ospedale). Insomma, per farla breve, la mia giornata è così suddivisa: ore 8,30 circa sveglia, caffè, lava i piatti, doccia, rendi la camera presentabile, controlla la posta, oddio le 11.30? Cucina!, mangia, ODDDIOO ME PARTE IL TRENO E ARRIVO TARDI!, poi lavoro, poi corsa al treno, sono le 20, passa velocemente al supermercato, cena, svieni. Due volte a settimana vado al corso di catalano dalle 20 alle 22 e devo anche correre perché altrimenti arriverei in ritardo. Per cui, io ce provo a stare dietro al blog (e ho anche pensato a come fare), ma alcune volte mi è davvero difficile. Però, se tutto va bene, riuscirò a breve a dare forma a tutto, ve lo prometto. Ho ideato un metodo, lo metto in pratica durante questa settimana.
Ma basta, basta con queste introduzioni lunghe millenni, vediamo cosa ci aspetta in libreria!

Da un'idea di Fabio Fazio, da un film di Bruno Vespa, da un'intervista ai Re Magi, da una manifestazione in favore de laggente che cammina sull'acqua, da un romanzo su un romanzo su un romanzo, da un film su un romanzo su un romanzo su un romanzo, ecco la storia di Lucy, che si china sulle pozzanghere per leggerne il fondo.
Oh, d'altronde Sibilla Cooman legge le foglie di tè in Harry Potter, non vedo perché Lucy non possa leggere i fondi delle pozzanghere della fermata metro Valle Aurelia.
Non è che solo legge il fondo, capite? Si inginocchia sull'acqua e, da brava parente stretta di Gasparre, Melchiorre e Baldassarre quale è, non solo sta sospesa sull'acqua, ma manco se bagna! Questa è arte, signori miei, ma che ne volete sapè voi. Chissà che ce vede, poi, nel fango. Funesti nemici? Futuri prossimi e trapassati remoti? Chi lo sa.
Tra l'altro, Lucy è proprio fortunata perché conosce un mago che la fa finire a letto con un attore super bello e super famoso e poi li unisce con un filo rosso indistruttibile (la leggenda del filo rosso è cinese, per più info andate qui, anche se l'autrice l'ha un po' cambiata). Ora, io il mago più mago che ho incontrato in vita mia è stato uno che voleva leggermi le carte nel cortile della mia facoltà e, quando gli ho detto che ma anche no perché avevo lezione, mi ha urlato in faccia "tanto t'esce la luna nera!". Inutile dire che questo breve incontro non mi ha fatta finire nel letto di Luca Argentero, anzi all'epoca ero pure infatuata di un cesso a pedali che, tra parentesi, non è manco diventato famoso. La scheda non ce lo conferma, ma sono quasi certa che le cose belle succedano solo a quelli che leggono le pozzanghere.

Ahhh, c'avevamo proprio bisogno de mette una tutta storta, di spalle, in copertina. Il braccio sinistro è chiaramente in rigor mortis, con un'angolatura che fa spavento pure ai medici legali abituati ai più efferati omicidi della storia. Poi me dite pure perché una tizia, in rigor mortis per metà corpo, dovrebbe andà in giro – in camicia da notte– pe' fratte.
Le foglie in stile Garzanti c'hanno pure un poco rotto, basta ragazzi, basta! Non ce la faccio più a vedè alberi e foglie in copertina. Poi quel ramo sulla sinistra, mezzo storto come il braccio della nostra amica proprio nun se po' vedè.
La scheda non ci dice nulla in merito al perché una dovrebbe andà in giro in camicia da notte, ma ci dice qualcosa sul perché ha mezzo corpo in rigor mortis.
Conni, Albert e Jim sono tre tizi inseparabili che fanno tutto insieme, vivono, mangiano, dormono, vanno in palestra, in sauna, a lezione sempre insieme, tipo in simbiosi (mamma che ansia) e la loro vita ruota attorno all'anima del gruppo, Kristina Kim che a una certa comincia a dare segni di cedimento (ma cedimento de che? Si sta decomponendo viva? Vabbè). Insomma, un giorno sto cedimento è così cedimento che la trovano morta tra le fratte. Spetta a Spencer O'Malley fare luce sull'omicidio e la prima domanda che si fa è "ma come, sempre cazzo e culo con quei tre mentecatti e nessuno di loro ne denuncia la scomparsa?". Un romanzo degno di Chi l'ha visto?, che la HarperCollins definisce claustrofobico e inquietante. Te credo inquietante, questi andavano dovunque insieme, manco si poteva fà una puzzetta in pace ché tutti venivano informati! Che ansia, regà.


Per questo lunedì è tutto, vi auguro una settimana di puzzette in santa pace! Al prossimo lunedì. 

mercoledì 11 gennaio 2017

Questione di incipit #16



Buongiorno miei prodi!
Ebbene sì, mi sto impegnando moltissimo per cercare di far tornare questo spazio all'antico vigore – vabbè, mo' vigore non ci allarghiamo eh, però suonava un sacco bene.
Neanche il tempo di abituarmi a lavorare la mattina che sono subito passata – again! – a lavorare il pomeriggio. Certo, per andare nel nuovo posto di lavoro prendo il treno, ciò significa che leggo durante il viaggio di circa 40 minuti, ma significa anche che ritorno a casa completamente stravolta e mi abbiocco con la faccia sul kindle. Eh, mai stata l'anima della notte io. Probabilmente sono nata vecchia. Il treno, comunque, mi ha permesso di ritrovare la voglia di leggere e l'emozione di potermi estraniare dal mondo. La mia forma fisica ne risente, ovviamente, i 10 km al giorno che facevo a piedi un po' mi mancano, ma mi auguro di trovare un lavoro dentro Barcellona in tempi relativamente brevi, così potrò tornare a camminare.
Ho iniziato a leggere American Gods, libro di Neil Gaiman non certo scritto l'altro ieri, ma che ho sempre voluto leggere  (tant'è che stava a casa mia da tempi immemori). L'ho iniziato adesso, complice anche il fatto che quest'anno partirà la serie tv tratta dal libro con quel gran figo di Ricky Whittle e niente, insomma, dovevo leggerlo per forza.
Quindi, va bene ridere e scherzare, ma andiamo a vedere l'incipit di American Gods, pubblicato da Mondadori nella traduzione di Katia Bagnoli.

Lo so, lo so, Mondadori ha rifatto la copertina ma a noi ci piace più quella vecchia – che poi è l'edizione in mio possesso – e quindi mostriamo questa.
Di Gaiman ho già letto altri libri, tra cui I ragazzi di Anansi che mi era piaciuto un sacco, e sono una sua fan non dico sfegatata ma quasi.
L'ipotesi della trasposizione televisiva di qualunque cosa nerd mi emoziona moltissimo, ma la trasposizione di Gaiman? Wow, praticamente non sto più nella pelle.
Uscito dopo tre anni di carcere, Shadow si imbatte in uno strano individuo che si fa chiamare Wednsday e che gli offre di lavorare per lui. A cosa e come non ci è subito chiaro e non è chiaro neanche a Shadow che, per una serie di motivi che non sto qui a dirvi ché sennò vi riempio di spoiler, accetta.
Ci metterà un bel po' per capire chi è davvero Wedsney e io neanche ve lo voglio dire, perché credo che sia un super spoiler che, tra le altre cose, è riportato pure sulla quarta di copertina – non leggetevela, vi prego! Vi posso dire, invece, che tra personaggi bizzarri e divinità antiche – approdate in America – vi sarà un battaglia tra divinità con lo scopo di conquistare l'anima dell'America. Qui il trailer della serie che cioè ommmiodddio! E sarete d'accordo con me che questa copertina è meglio di quella nuova, soprattutto dopo la visione del trailer. 

I confini del nostro paese, signore? Ebbene, signore, a nord confiniamo con l'aurora boreale, a est con il sole nascente, a sud con la processione degli equinozi e a ovest con il Giorno del Giudizio.   
The American Joe Miller's Jest Book

Era in prigione da tre anni, Shadow. E siccome era abbastanza grande e grosso e aveva sufficientemente l'aria di uno da cui è me­glio stare alla larga, il suo problema era più che altro come am­mazzare il tempo. Perciò faceva ginnastica per tenersi in forma, imparava i giochi di prestigio con le monete e pensava un sacco a sua moglie e a quanto la amava.
L'aspetto più positivo del fatto di essere in prigione, secondo lui - forse l'unico aspetto positivo - era una certa sensazione di sollie­vo. Sollievo all'idea di aver toccato il fondo. Non si doveva più preoccupare di essere preso, perché era già stato preso. Non aveva più paura di ciò che avrebbe potuto riservargli il futuro, perché il passato vi aveva già provveduto.
Non era importante, se si era davvero colpevoli del reato per cui ti avevano messo dentro. Gli uomini che aveva incontrato in quei tre anni non si davano pace: c'era sempre un particolare che le autorità avevano frainteso, pensavano, qualcosa che secondo lo­ro avevi fatto mentre tu non l'avevi fatto per niente, oppure non esattamente nel modo in cui dicevano. La sola cosa importante era che ti avevano beccato.
Se n'era accorto durante i primi giorni, quando tutto gli risulta­va nuovo, dal gergo al cibo, infimo. Sotto l'infelicità e l'orrore estremo della sua nuova condizione provava un senso di sollievo.

lunedì 9 gennaio 2017

Photoshop non ti conosco, obbrobrio non ti temo, Paint ti amo 9/15 gennaio


Bene, le feste sono del tutto finite, il 2017 è appena iniziato (e non parte bene eh, le cose assurde continuano a investirmi come se non ci fosse un domani, ma va bene lo stesso), il blog può tornare alla sua naturale programmazione. Spero solo di riuscire a star dietro a tutto. Con un po' di impegno e costanza – e un po' di auto-rimproveri – posso farcela. Giusto? Giusto. O meglio, mi piace pensare che sia così.
Pubblicherò sul blog più o meno tre volte a settimana, con picchi di quattro perché ci piace stare sul pezzo e perché, soprattutto, ci piace che questo spazio ritorni all'iniziale vigore (pare la quarta di copertina di un libro demmerda, ma vabbè). Comunque, insomma, tutto questo per dire che mi impegnerò – da oggi – a essere più presente nell'internet. Siete avvisati. Se vi sto sulle scatole è il momento buono per bloccarmi. Fuggite, sciocchi! (cit dovuta).
Andiamo invece a vedere cosa ci riserva la simpatica editoria italica, sebbene io è il caso che mi occupi dell'editoria ispanica ogni tanto, mo' che sto qua. Non è ancora giunto il momento, non mi sento del tutto pronta (le copertine so' davvero terribili, credetemi). Pronti per le uscite di questa settimana? Via!

Basta, porca paletta, basta! Questa donna è il mio nuovo incubo. Se, fino all'anno scorso, ero convinta che la cosa che mi spaventava più nella vita erano i ragni, oggi non sono poi così certa. Nereia, non sei aracnofobica, sei annatoddfobica, accetta la triste realtà.
E basta con la gente smarmellata a pene di segugio, basta! Il tale smarmellatissimo, senza occhi, con il mento sfuggente e con la testa galleggiante nel Crystal Ball: una prova di destrezza grafica che neanche il grafico meno bravo al mondo – impegnandosi – ci sarebbe riuscito, davvero.
La tizia c'ha pure l'orecchio mezzo umano e mezzo rosa, ma come se fa? Ragà, non è difficile stabilire la circonferenza dello strumento pennello su Photoshop, so' le basi, le basi! È proprio la prima domanda che te fa Photoshop "stabilire grandezza del pennello". Niente, non gliela possono fà.
Arancione e fucsia, comunque, fa schifo da tutti i punti di vista, pure dal punto di vista del fashion designer.
Dici, la copertina farà così schifo e pietà da far riacquistare la vista ai ciechi, ma almeno la trama sarà decente, no? No. La scheda dice che Landon vorrebbe continuare a essere il bravo ragazzo di sempre, impacciato e timido come sempre... Aspè, un bravo ragazzo è per forza impacciato e timido? Non può essere simpatico, intelligente e fare l'attore, per dire? No. Ok, va bene. 
Quindi, vorrebbe continuare a essere bravo e sfigato, ma ha un'erezione ogni volta che incontra lo sguardo (mo' se chiama sguardo) di Dakota e Nora e quindi niente, si spoglia della sua timidezza (e pure de qualcos'altro) e per un po' sta con un piede in due scarpe. Poi decide che forse è il caso di scegliere. Peccato che Dakota un giorno gli comunica che lo ama alla follia e poi sparisce, e Nora fa lo stesso. Landon, io me farei du domande, fossi in te. Una nuova puntata di Amore criminale misto a Chi l'ha visto? per la nostra autrice preferita. Impossibile perderselo!


Dall'autrice di Scommessa indecente, dal regista di Ti prego, basta co' 'ste cacate, dal grafico di C'era una volta Paint, dal correttore bozze de La settimana enigmistica del 1989, Ho scelto di amarti arriva in libreria con una copertina che supera le leggi della fisica e fa pure una pernacchia a Isaac Newton. 
Sorvolando sul senso di nausea che mi devasta al solo pensiero che nel mio bicchiere ci siano oggetti differenti da ghiaccio, olive, menta, zucchero e/o altri tipi di cibi consoni (frutta, gelato etc) e che trattengo a stento un conato di vomito alla vista di un dado e di un batuffolo di cotone esploso – perché è un batuffolo di cotone sporco, vero? – nel bicchiere che sto per avvicinare alle labbra... Davvero a questo bicchiere manca un pezzo? Cioè, o è rotto – e l'ipotesi anche di pezzi di vetro in questo cocktail mi sta per uccidere lentamente – oppure il grafico, smarmellando qui e lì, ha cancellato un pezzo di bicchiere. E se è rotto, perché il liquido resta lì dov'è? Scoprivatelo! Scoperte della fisica nel reparto grafico di Newton Compton!
La scheda ci dice che Griffin Verdi non può proprio mancare a questo evento mondano dove si beve il cocktail di vodka, cotone e dadi perché è un evento troppo importante: si tratta del matrimonio del secolo. Peccato che l'assistente di Griffin, che avrebbe dovuto accompagnarlo, c'ha la stessa resistenza fisica di un moscerino, per cui si ammala e tocca trovà un sostituto (??) – ma uno va ai matrimoni con l'assistente? Ma non c'hai n'amica, na segretaria, na sorella? 
Così, la scelta ricade – probabilmente dopo un'ardua ricerca su Infojobs – su una tizia che si chiama Maylee che però non sa nulla dell'alta società e sicuro un po' si schifa a bere cotone e vodka. Ma non preoccupatevi, uno sguardo ammaliante al momento giusto, una scollatura perfetta, uno spacco molto profondo e chi se ne frega dell'alta società. Prevedo una cosa tipo "la foresta dei tanga volanti".



Per questo lunedì, purtroppo, è tutto. Vi auguro una settimana piena di batuffoli di cotone nel vostro bicchiere! Al prossimo lunedì, folks!

venerdì 30 dicembre 2016

2016, addio


30 dicembre 2016. È ora di bilanci.

Questo è stato un anno difficile e, per certi versi, pesante e orribile.
È stato un anno di poche letture, alcune particolarmente belle e toccanti, altre brutte o poco significative. È stato l'anno dei cambiamenti per eccellenza, delle conferme e delle perdite.
Alla fine del 2017, guarderò al 2016 solo come a un ricordo neanche troppo piacevole.
Lo so, la gente normale e i blogger che parlano di libri veramente – e non come me, che ormai ne parlo poco – sono già pronti con la lista dei libri più belli letti durante l'anno, sbracciandosi per dare consigli o sconsigli letterari. Io, invece, ho intenzione di tirare un po' le somme, ma in maniera differente.

Comincio con il raccontarvi un po' di cose, che chi mi segue ha capito e intuito – perché siete tutti un sacco intelligenti – ma di cui non ha conferme.
A cavallo tra il 2015 e il 2016 sono successe, nella mia vita privata, delle cose che mi hanno portata poi a maturare delle scelte importanti.
Avevo instaurato un rapporto di collaborazione con una delle mie – fino ad allora – case editrici preferite che, però, è volto al termine decisamente non nel migliore dei modi: sebbene all'inizio apprezzassi molto i libri che mi venivano proposti, con il tempo la qualità degli stessi è andata scemando, raggiungendo livelli che, alle volte, reputavo davvero imbarazzanti.
Inoltre, al sollevamento di alcuni dubbi sui titoli e sulla piega che il catalogo della casa editrice stava prendendo, non è stato possibile instaurare un dialogo. Mi sono accorta, quindi, che la nostra collaborazione non poteva continuare e che ciò che io, e altre persone di mia conoscenza, non trovavamo di nostro gradimento era proprio ciò che la casa editrice, invece, considerava letteratura di alto livello.
A causa di questa collaborazione, mi sono trovata a leggere libri di cui francamente me ne sarei volentieri infischiata e ho cominciato ad accusare un blocco del lettore abbastanza forte che, per fortuna, ha visto la sua fine grazie alla lettura di Girl runner di Carrie Snyder e a Guida rapida agli addii di Anne Tyler.
Terminata la collaborazione ho, grazie al cielo!, avuto il piacere di imbattermi in alcuni libri di cui ho apprezzato la lettura e ho avuto anche il tempo – e ritrovato la voglia – di fare alcune riletture (è il caso di Cime tempestose di Emily Brontë e Ragione e sentimento di Jane Austen) che mi hanno fatta ritornare sulla retta via.
Nel frattempo, comunque, il 2016 continuava con le sue brutte sorprese, riservandomi momenti WTF? davvero degni di nota.

giovedì 22 dicembre 2016

For Whom The Jingle Bell Tolls – il Natale nei romance


Dopo Il Book Bloggers Blabbering, parte della ciurma torna per parlarvi del Natale con una nuova iniziativa. Vi presento For whom the jingle bell tolls.
Per una a cui non piace il Natale, ne parlo anche troppo spesso. Il 14 dicembre, sul blog Impression chosen from another time, vi ho parlato del Natale di Poirot e di Agatha Christie, esprimendo tutta la mia approvazione verso le parole di Poirot. Oggi, invece, ho deciso di parlarvi del Natale nei romance. 
Già me la vedo la vostra faccia a questa notizia: tranquilli, non mi sono impazzita, sto bene e sono completamente in me – e anche sobria, stranamente. 

Come dicevo già altrove, a costo di meritarmi occhiatacce furiose e espressioni di puro disgusto, il Natale non mi piace. Mi piaceva molto quando ero piccola, ma poi cosa è successo? È successa la vita, sono successe alcune cose, la famiglia s'è sgretolata e adesso, quando penso agli ultimi Natali vissuti bene, ci penso anche con un po' di rabbia. 
Non festeggio davvero da almeno cinque o sei anni e, devo ammettere, non mi manca per niente.
Il periodo natalizio, comunque, offre grandissime soddisfazioni anche per chi non ha piacere a festeggiarlo. Come? Semplice!
Per chi ama il Natale vi sono le lucine colorate, il rito dell'albero, il presepe, il panettone, le ghiotte mangiate, le allegre canzoncine, la neve, i regali e i folletti, Babbo Natale che scende giù dai balconi delle case della gente – mi ha sempre messo un po' d'ansia questo pupazzo, al buio mi sembra sempre una persona che sta cercando di arrampicarsi a casa di qualcuno oppure un amante che cerca di fuggire per non essere scoperto dal marito della donna amata. 
Per chi non ama il Natale, invece, si è sempre pensato che non ci sia nulla di buono in questo periodo dell'anno. Non v'è pensiero più sbagliato.
Vi assicuro: per ognuno di noi c'è qualcosa là fuori. Per me, infatti, ci sono i romance ambientati a Natale. Potete solo immaginare l'effetto che questa accoppiata micidiale ha sulla mia persona: non solo mi sanguinano gli occhi alla vista delle copertine – e questo, voi che mi leggete, lo sapete già –, ma esperisco anche strani stati confusionali quando mi accingo a leggerne le trame.