martedì 15 maggio 2018

L'Europa nella narrazione, speciale #BlogNotesMaggio

È stato difficile, lo ammetto, pensare a un post sull'argomento della settimana del #maggiodeilibri.
Il 2018 è l'anno europeo del patrimonio culturale, ossia l'anno dedicato a celebrare, in tutta Europa, il nostro ricco e vasto patrimonio culturale.
È stato difficile, dicevo, cercare un modo per parlarvi dell'Europa come patrimonio di tutti attraverso la letteratura. Non perché non vi siano romanzi o racconti adatti, anzi, ma quanto perché, sebbene sia una persona appassionata di cinema europeo – ho, infatti, trovato dei cinema del circuito Europa Cinemas anche qui a Barcellona –, sono più propensa a leggere letteratura americana.
Ma se l'Europa è così oggi è merito delle persone: degli scrittori, dei lavoratori, dei minatori, delle donne che ne hanno costruito la storia e il patrimonio culturale.
Trovare un modo, però, per celebrare l'Europa attraverso i libri non è per me affatto semplice. Per questo ho deciso di arrivare alla letteratura partendo da un'altra delle cose che più mi appassionano oltre al cinema europeo e ai libri, appunto, e cioè le serie tv.

E così, dopo aver stabilito il punto di partenza, quando mi sono trovata a pensare a quali serie tv avrei potuto scegliere per parlare dell'Europa attraverso la letteratura non ho avuto alcun dubbio. La prima serie che celebra l'Europa – o meglio, una parte molto importante di essa – e la maestosità del suo patrimonio culturale è senza ombra di dubbio Versailles.

You dream about the paradise, but you have to build your own paradise. So, the world will witness the accession of “Louis The Great”.






Versailles è una serie tv franco-canadese andata in onda per la prima volta nel 2015 su Canal + (adesso potete trovarla anche su Netflix) e che parte proprio dal momento in cui Luigi XIV decide di lanciare la costruzione della reggia di Versailles con l'intenzione di spostarvi la propria dimora e, quindi, il suo potere. Un'impresa colossale e dai costi sproporzionati che, nonostante le insidie e le difficoltà, lo trasformerà nel Re Sole. Tra l'enorme sfarzo, le cospirazioni, le innumerevoli relazioni sessualmente promiscue, gli omicidi e i rapimenti, Versailles si aggiudica il podio tra le serie tv che meglio descrivono l'Europa e la sua storia. 
Certamente, come la quasi totalità della narrazione ricreativa, presenta delle imprecisioni storiche e delle inesattezze sui personaggi (sia realmente esistiti che totalmente inventati) e, ovviamente, prende spunto anche da vicende non accuratamente documentate per creare situazioni altamente cinematografiche. Ma, secondo me, non è questo l'aspetto che conta.
Ovviamente, in quanto lettrice, ho una forte passione per la narrazione in tutte le sue forme e credo seriamente di aver sviluppato una sorta di dipendenza dalla stessa. Per questo sono convinta che la narrazione sia un ottimo punto di partenza per permettere alla gente comune di incuriosirsi e, quindi, avvicinarsi ad argomenti, situazioni e, in questo caso, luoghi che mai aveva considerato prima.
Della Francia, prima di iniziare a guardare questa serie, mi era sempre importato il giusto – non a caso, infatti, non ci sono mai stata.
Non che non sapessi dell'esistenza delle bellezze presenti sul territorio francese, anzi, ma tra noi non era mai scattata la famosa scintilla. 
Pensavo, forse erroneamente, che io e la Francia ci trovassimo su due binari paralleli: quando mi trovavo a dover organizzare un viaggio, finivo sempre col preferirle altre mete. 
Versailles, invece, ha risvegliato un interesse dentro di me che credevo morto e sepolto dopo aver assistito alla triste fine di Lady Oscar (un lutto che credo di non aver mai superato).
E non parlo solo di interesse per quanto riguarda un luogo specifico – la reggia di Versailles, appunto – quanto piuttosto un interesse più ampio che riguarda il periodo storico e la letteratura prodotta in quel periodo o su quel periodo – il periodo dello sfarzo della reggia fino al 1789. 
Sarà merito dei costumi splendidi, degli intrighi e i sotterfugi, dalle bellissime inquadrature, ma Versailles mi ha fatto venire voglia di immergermi completamente nella Francia del '600 e mi ha fatto capire che è forse giunto il momento di affrontare Alexandre Dumas (padre) e iniziare la trilogia de I Tre Moschettieri.

mercoledì 2 maggio 2018

Lettura e libertà secondo Nereia: le 5 fasi, speciale #BlogNotesMaggio

Scrivere post legati a un tema non è impresa semplice. Per me, almeno. Scrivere post che abbiano a che fare con la lettura e la libertà senza cadere nel banale, poi, è davvero super difficile.
Il tema del #maggiodeilibri di questa settimana è #LettureLibertà, semplice no?
Sarebbe stato certamente più semplice se avessi deciso di parlare di quando la libertà di leggere i libri in generale – e alcuni libri in particolare – era pressapoco inesistente. Eppure no, non lo farò. Perché a me le cose semplici non piacciono, voi lo sapete forse meglio di me.
Affrontare le cose in maniera ardua è decisamente nel mio stile. Oggi, quindi, vi parlerò di lettura e libertà, certo, ma a modo mio.

Scegliere il libro giusto da leggere al momento giusto è difficile e nulla ha a che fare con la libertà. Nossignori. Quando si sceglie quale libro ci accompagnerà nei giorni a venire non è mai facile.
Si può certamente pensare di attuare alcuni semplici accorgimenti, soprattutto se la nostra libreria e il nostro lettore ebook sono carichi di to be read fino all'inverosimile. Eppure, però, questi accorgimenti non durano mai tanto, io lo so bene.
Infinite volte mi sono imposta dei limiti, diversi limiti:
- non comprare libri fino a quando non si è smaltito un certo numero di to be read;
- inventare amabili stratagemmi per i quali sarà la sorte a stabilire quale libro leggeremo, pescando nella nostra infinita lista di to read (ho riempito una bottiglia di fogliettini con quasi tutti i libri che possiedo e, ogni mese, ho cercato di pescare il prescelto);
- cercare l'appoggio di altri lettori nell'ardua impresa, inventando challenge per leggere più libri "vecchi" possibili, con tanto di premio finale (chi legge più libri "vecchi" vince un libro nuovo);
- imporsi di entrare in libreria senza contanti e senza carta di credito;
- bloccare l'accesso ad amazon per evitare di comprare gli ebook in offerta lampo;
- sparire per il tuo compleanno e per Natale, evitando che qualcuno ti regali un libro.
E niente, amici, in quasi 33 anni di vita ho miseramente fallito. La mia libreria su anobii con i suoi 428 to be read tra cartacei ed ebook – e non sono tutti, fidatevi di me – mi sbatte allegramente in faccia il mio fallimento. E lo fa tutti i giorni.

Le scelte che funzionano meglio, quelle grazie alle quali troverai il libro giusto da leggere al momento giusto, sono proprio quelle per le quali impiegherai più tempo e che, mi ripeto, nulla hanno a che fare con la libertà. Questo punto, permettetemi, lo approfondiremo un po' più avanti perché, vedete, è un argomento complesso e ho bisogno di soppesare bene le parole.
Vi racconto come si svolge normalmente la mia scelta del libro da leggere, metodo che va avanti da diversi anni, per cui conosco molto bene tutti i passaggi. A causa della mia attuale ubicazione geografica, questo rituale ha subìto qualche cambiamento ma la procedura è praticamente la stessa, più o meno. Per comodità, lo suddividerò in fasi, così da poter essere il meno prolissa possibile.

lunedì 23 aprile 2018

5 is megl che one #8 – ovvero 5 motivi per cui tutti dovrebbero leggere, speciale #BlogNotesMaggio



Chi mi conosce lo sa. Anche chi non mi conosce di persona ma mi legge, frequentemente o meno – ma forse sarebbe il caso di dire, invece, chi mi leggeva – , lo sa. Insomma, chiunque sa che non sono esattamente il tipo di blogger – e di persona – che si lascia andare a inutili campagne promozionali per inneggiare al libro e alla lettura.
La poesia dietro l'inconfondibile e – a quanto pare– romantico odore della carta, la guerra alla grande distribuzione, le manifestazioni contro Amazon, il dolce ricordo di una libreria in centro e i discorsi su quanto sia bello leggere perché se non leggi sei un cavernicolo non sono argomenti che hanno mai trovato spazio su LibrAngolo Acuto.
Qui sì che si è parlato, invece, di altri aspetti dell'essere lettore senza mai dare spazio al facile romanticismo nostalgico nel quale cadono tutti, e dico veramente tutti, quando cercano di promuovere un'iniziativa alla lettura. Ci metto in mezzo tutti: librerie, scuole, librai, blogger, case editrici, uffici stampa (ma soprattutto blogger).

Il punto è che sì che sono convinta che leggere sia bello, altrimenti non lo farei. Sì che sono convinta che le persone dovrebbero leggere molto di più di quello che attualmente fanno e sì che sono convinta che una giusta promozione della lettura nelle scuole sia una delle cose di cui, effettivamente, dovrebbero preoccuparsi di più tutti, magari non ideando iniziative per cui un estraneo regala un libro completamente a caso a qualcuno che ha letto solo, nell'interezza della sua esistenza, il foglietto illustrativo del Bisolvon e le definizioni de La Settimana Enigmistica.
Se penso che leggere sia importante, lo faccio con cognizione di causa e non perché mi credo migliore degli altri. Approfitto dell'iniziativa #maggiodeilibri per parlarvi dei 5 motivi per cui è importante leggere, secondo me ovviamente. Vi ricordate #BlogNotes di Laura de Il tè tostato, no? Ebbene, quest'anno Blog Notes partecipa anche al #maggiodeilibri, seguite l'hastag sul fantastico mondo dell'internet per essere informati su tutto ciò che avverrà durante questo mese e per maggiori informazioni date un'occhiata al blog dedicato interamente alle iniziative di Blog Notes.

1. Diventare più bravi nel dire le bugie.

Mentire, oggigiorno, è diventato importante. Inventare scuse plausibili quando non vuoi uscire il sabato sera perché: "hey, ma c'è lo speciale di Alberto Angela sulle formiche rosse e tu vuoi convincermi ad andare a Trastevere?" è sempre più difficile.
Inventare scuse plausibili imparando dai migliori, invece, è sempre più facile. In una vita fatta di almeno 3 libri al mese, capiterà di certo – e neanche troppo di rado – di imbattersi in un libro con un bugiardo tra i protagonisti. C'è sempre un bugiardo, o un potenziale tale, nei libri. Persino Propp l'ha inserito nella lista dei personaggi-tipo: il falso eroe, colui che cerca di prendersi il merito delle azioni altrui per sposare la principessa.
Ora, non bisogna essere troppo letterali: a noi delle azioni altrui e delle principesse ci frega il giusto – cioè niente– ma, magari, ci frega dell'ultima puntata di Orange is the new black che ci manca per finire la stagione e non abbiamo il coraggio di confessarlo a quel nostro amico che, invece, ci ha invitati a bere un bicchiere di vino e che insiste perché lo raggiungiamo. Sappiate che no, la scusa del mal di testa e dell'improvviso mal di pancia non regge, è sgamatissima e anche i passanti sapranno che mentite. Anche la sparizione dai social e dai mezzi di comunicazione non è da considerarsi un'ottima idea. Una persona che legge può fare due cose:
a. Riciclare una bellissima scusa utilizzata da un personaggio del libro che si sta leggendo – se siamo fortunati, il nostro interlocutore non ha letto quel libro e, quindi, non saprà mai che stiamo facendo una citazione;
b. Inventare una scusa con tutta l'immaginazione che abbiamo affinché sia credibile. Come? Chiaro, gente: chi legge ha una proprietà di linguaggio superiore a chi non lo fa e, mi permetto di aggiungere, una creatività e un acume fuori dagli schemi.
Ricorda: più leggi, più affini il tuo linguaggio. Più affini il tuo linguaggio, più sarai convincente. Semplice, no?

lunedì 21 agosto 2017

Time deal, Leonardo Patrignani - recensione

Questo è il primo post che scrivo dopo così tanto tempo che, lo ammetto, ho un po' dimenticato come si fa.
La mia assenza dal blog è stata in parte volontaria, in parte no (e in parte dovuta al decesso del mio computer che ha deciso di abbandonarmi in un periodo estivo, quando praticamente il mondo è in ferie e non c'è modo di poterlo portare in assistenza). Ma magari, un giorno, ve ne parlerò meglio. Oggi, invece, sono qui per parlarvi di un libro – uno dei pochissimi letti ultimamente – che mi ha fatto ritrovare il piacere di stare sul letto a leggere anche sudando a causa del bruttissimo caldo umido di Barcellona.
Conoscete quel caldo che ti fa sudare anche da fermi e che ti costringe a lavare i capelli tutti i giorni perché, altrimenti, si immobilizzano sulla testa e prendono forme che pensavi non potessero mai adottare? Quel caldo che ti fa appiccicare al lenzuolo e che, quando ti muovi, senti un distinto crrrr emesso dal lenzuolo che si stacca dal tuo corpo come fosse un adesivo? Ecco, proprio quel caldo che io odio profondamente. Ebbene, con la lettura di Time Deal, nuovo libro di Leonardo Patrignani, non dico che era come trovarsi in una cella frigorifera, ma diciamo che il caldo è passato decisamente in secondo piano.

Ci troviamo in un tempo non ben precisato, un futuro post apocalittico in cui la Terra, a seguito dell'uso di armi nucleari, ha subìto un enorme cambiamento. Nulla è più come prima, neanche ad Aurora, un'isola immersa nell'Oceano Pacifico che sembra l'unico lembo di terra ancora abitato dagli esseri umani.
Ad Aurora i mari non sono più popolati dai pesci, non è più possibile ascoltare il cinguettio degli uccelli o imbattersi in qualunque specie animale che popolava la Terra prima del disastro e la società è tristemente suddivisa in rigide gerarchie.
Il potere è praticamente in mano alla TD Pharma, una società farmaceutica – che è anche molto più di questo– la quale ha brevettato un farmaco a dir poco rivoluzionario: il Time Deal.
Assumendo il Time Deal si accede alla vita eterna. Sì, perché il farmaco arresta l'invecchiamento e permette così di rimanere giovani, per sempre.
Un sogno comune a molti e che possiede certamente tantissimi vantaggi. Pensate alla possibilità di non vedere mai il vostro corpo invecchiare, di poter scegliere un'età e rimanere per sempre ancorati a quella: niente più decadenza fisica, niente più calo della resistenza, niente più segni evidenti dell'età che avanza. Certo, un incidente o una brutta malattia possono interrompere la vita di chiunque, ma con i prodotti sponsorizzati dalla PD Pharma è possibile migliorare – e non di poco – le condizioni di vita: ottime prestazioni fisiche, calmanti potentissimi, farmaci che aiutano a concentrarsi e così via.

Tutto questo, ovviamente, non può che avere un costo e, se prima accedere al Time Deal era costosissimo, da qualche tempo non lo è più. Come vi accennavo poco sopra, infatti, la TD Phama è molto più di una casa farmaceutica. Chi decide di usufruire di questa cura deve necessariamente "affiliarsi" alla TD Pharma e abbracciare la sua filosofia di vita che ha le sembianze di una vera e propria religione – una setta, mi permetto di dire.
Non tutti, però, si sono fatti abbindolare da questa sorta di lavaggio del cervello. Tra questi – oltre a un movimento politico costituito dalla minoranza – vi è Julian, un ragazzo di appena 17 anni che, rimasto orfano di entrambi i genitori, si prende cura della sorellina Sara.
Durante la sua infanzia, la vita di Julian si è intrecciata a quella di Aileen, figlia di una famiglia tra le più ricche e potenti di Aurora e, da quel momento, sono sempre stati innamoratissimi e inseparabili.
La famiglia di Aileen, però, è una affiliata della TD Pharma e ha convinto Aileen a sottoporsi alla cura all'età di 15 anni, l'età minima stabilita per legge.
Sebbene Aileen non sia contenta di questa scelta, sembra ormai averci fatto l'abitudine e abbia imparato a conviverci fino a quando, un giorno, qualcosa comincia a non andare per il verso giusto: Aileen, infatti, inizia ad accusare dei problemi di salute.

Da questo momento in poi, Time Deal si trasforma in un romanzo pieno di colpi di scena, una vera e propria corsa contro il tempo per venire a capo di un mistero che condiziona la vita di molti. Omicidi, rapimenti e segreti sono gli ingredienti principali di questo libro che, credetemi, tiene letteralmente incollati alle pagine. 
Io, che ultimamente ho problemi a trovare il libro giusto da leggere al momento giusto, sapevo che con Leonardo Patrignani non avrei avuto problemi: stile fresco, giovane e scorrevole, trama interessante, intreccio narrativo ben sviluppato e con la giusta dose di adrenalina, personaggi realistici e una bella copertina (che voi, lo sapete bene, non guasta mai). In verità, vi sono alcuni punti del romanzo che sono anche più di questo: impossibile leggerlo senza porsi delle domande, senza riflettere un momento su quanto la società e il nostro atteggiamento verso di questa stiano cambiando.
La vecchiaia spaventa, spaventa tutti e soprattutto spaventa quelle donne e quegli uomini che le sfuggono abusando della chirurgia plastica anche molto tempo prima che la prima ruga solchi il loro viso. Se queste persone, se queste donne, avessero a portata di mano un farmaco come il Time Deal, di cui conoscono poco e di cui ignorano i rischi, cosa farebbero?
Se gli sportivi potessero rimanere giovani e aitanti, abbraccerebbero la filosofia della TD Pharma? 
Io temo proprio di sì e questo, un po', mi spaventa.

Proprio per questo reputo il romanzo di Leonardo Patrignani un gran bel romanzo che non solo garantisce qualche ora di svago, ma che ci fa anche riflettere sulla nostra vita e ci fa domandare che cosa, in realtà, desideriamo dal nostro futuro.

Titolo: Time Deal
Autore: Leonardo Patrignani
Editore: DeAgostini
Prezzo: 14,90  
Pagine: 475
Il mio voto: 4 piume
Maggiori informazioni: scheda sul sito di DeAgostini


giovedì 1 giugno 2017

Il mio #maggiodeilibri - riassunto semi-serio del mese dedicato alla lettura

Il mese di maggio è volto al termine e mi sono successe davver tante di quelle cose che è letteralmente volato. Non mi sono accorta dei giorni che passavano, delle giornate che terminavano, delle ore che scorrevano veloci. Questo, si dice, succeda quando ci si diverte. Non so se posso dire di essermi divertita ma sicuramente ho vissuto un mese meraviglioso. È stato un mese intenso, pieno di emozioni forti e di nuove scoperte.

Il mio mese di maggio è iniziato con la Festa di Sant Jordi (di cui potete leggere qui), una giornata
Banchetti il giorno di San Jordi
all'insegna dell'amore e dei libri – e dell'amore per i libri, ovviamente – e si è concluso con la Fiera del libro di Madrid.
Sapete, perché ve ne avevo parlato altrove, che a causa della mia nuova vita qui ho provato un po' di confusione e ho vissuto un periodo – molto lungo in verità – che mi ha tenuta lontana dai libri, dalla lettura e da questo blog.
Questo mese invece, chissà se perché è proprio il mese dedicato ai libri, mi sono riavvicinata alla lettura. Gradualmente, è vero, ma è stato comunque un passo importante.
Credo che, in parte, sia stato merito dell'iniziativa del #maggiodeilbri che mi ha permesso di parlare con me stessa, di avere un dialogo costruttivo con la Nereia alle prese con la sua nuova vita, di riconsiderare questo spazio e i suoi contenuti.

Non sono più la persona che ero prima, la persona che ha lanciato questo blog nella blogosfera convinta di poter fare grandi cose. Sono una persona diversa, per certi aspetti migliore e certamente più matura. E lo è anche il mio atteggiamento ai libri e alla lettura: ho sviluppato, tra la metà del 2016 e i mesi del 2017, un interesse per cose di cui prima non conoscevo neanche l'esistenza. Sono sempre stata interessata alla questione femminile, alle autrici donne e alle loro storie, ma le esperienze vissute nell'ultimo periodo mi hanno fatta interessare ancora di più. Certo, mai paragonerei la mia vita a quella di donne incredibili come le Brontë, della Austen o di Emily Dickinson, ma ho consolidato una certezza: tutte, potenzialmente, siamo donne incredibili. E lo siamo sempre, tutti i giorni della nostra vita, e lo siamo ancor di più quando ci facciamo forza da sole e affrontiamo grandi cambiamenti.

Vivere in un posto che, nonostante ti ospiti da 10 mesi, non consideri ancora casa tua e sentirsi comunque una turista in vacanza non è semplice. È destabilizzante. È fonte di insicurezza. È, a suo modo, forse anche un po' deprimente.
In un altro momento mi sarei nascosta dietro la mia corazza e rifugiata nella mia comfort zone, costituita dalla lettura, e avrei affrontato il mondo esterno solo quando il periodo orrendo sarebbe passato, lasciando posto a sorrisi e sicurezze.
Quest'anno, invece, ho lottato strenuamente contro il blocco del lettore, ho iniziato la lettura di almeno una decina di libri e ne ho portate a termine solo un paio. Forse non erano i libri giusti al momento giusto, forse io non ero la persona giusta al momento giusto.

Poi, qualcosa è cambiato. Vedere le persone durante la festa di Sant Jordi che si regalavano libri e rose mi ha svegliata, ha costituito per me una sorta di epiphany (oh, Joyce, fossi in vita saresti contento di questa mia sensazione) e mi ha convinta che il peggio era passato, che potevo anche io essere una donna incredibile. E ho ricominciato a comprare libri, solo scritti da donne, e ho iniziato a leggere Come un fucile carico di Lyndall Gordon che racconta, con estrema passione, la vita di una donna straordinaria. E mi sono accorta che il girl power esiste. 

I miei acquisti del #maggiodeilibri dedicato al girl power.
Sul treno che mi portava a Madrid, per assistere alla fiera del libro ma anche per ritrovare un po' me stessa (Madrid ha questo potere speciale su di me, mi regala sorrisi, buonumore e fiducia in me stessa anche in un periodo pesante), ho acceso il kindle e ho letto. Per 3 ore di fila. Ed è stato liberatorio, è stato come tornare a essere la persona, anzi la donna, che ero prima.
Passeggiare tra i sentieri Parque del Retiro, in mezzo a milioni di persone intente a scegliere libri e sgomitare per gli autografi, mi ha fatto ritornare alla Nereia che passeggiava al Salone Internazionale del Libro di Torino con il sorriso nel cuore. Mi ha ricordato di quanto i libri facciano parte della mia personalità, mi ha fatta tornare a essere la Nereia che porta i libri sempre con sé, persino tatuati sulla schiena.

Il mio #maggiodeilibri è stato una rivelazione, è stato il mese delle scoperte e delle riscoperte, delle giornate passate con una persona speciale, degli acquisti di libri scritti da donne. È stato il mese del girl power. Mi auguro che sia stato un mese importante anche per voi. 
Io, di certo, ricorderò per sempre il 2017 come l'anno del #maggiodeilibri.

venerdì 12 maggio 2017

5 is megl che one #7 speciale #maggiodeilibri – ovvero i 5 libri che mi hanno garantito il #benessere giusto al momento giusto


Ci sono delle cose che facciamo quando vogliamo stare bene. Alcuni si avvalgono del "mente sana in corpore sano", andando a fare una corsa o una sessione in palestra per recuperare il #benessere fisico e mentale.
Io, per un po', ci ho provato a pensarla così. Mi sono iscritta a un corso di pilates che integravo con una partita a zumba davanti alla wii. Purtroppo, però, la mia poca inclinazione allo sport – sempre stata fiera sostenitrice del detto di un mio amico che sosteneva che lo sport, dopo i 25 anni, uccide – mi ha fatta desistere dopo qualche tempo. Dopo una lezione di pilates c'erano solo dolori, secrezione di acido lattico impazzita, capelli sporchi, nuova consapevolezza dell'esistenza di muscolatura laddove pensavo ci fosse solo il vuoto e la pelle, spossatezza.
Lo sport, insomma, davvero dopo i 25 anni mi uccise. Quindi, decisi che poggiare le scarpette appositamente comprate da Decathlon nella scarpiera e utilizzare i leggins solo per fare le pulizie in casa fosse la scelta migliore. Lo feci sia per il mio corpo, sia per la mia dignità – la non coordinazione braccia-gambe è spesso fonte di forte imbarazzo.
Ho così optato per la ricerca di una nuova fonte di #benessere, che fosse sia fisica che mentale – ovviamente – e non richiedesse alcuno sforzo muscolare particolare: il libro giusto al momento giusto.

In questa puntata speciale dedicata al #maggiodeilibri, voglio quindi parlarvi dei 5 libri che mi hanno fatta stare bene (quando ne avevo più bisogno) e che mi hanno portata a una nuova concezione, del tutto personale, del #benessere.

1. Cassandra al matrimonio (Cassandra at the Wedding) di Dorothy Baker.

Letto in credo neanche 10 ore, letteralmente sbranato. Un libro che mi ha piacevolmente colpita e che è stato uno di quei romanzi che diventano "il libro giusto al momento giusto". Non è semplice che accada, ovviamente. Però, quando inciampi sul romanzo giusto che racconta la storia giusta nella maniera giusta proprio quando ne hai più bisogno, non è una gran bella soddisfazione?
Una prosa che mi ha incantata, forse ancor più della storia narrata che, comunque, ha davvero il suo perché. 
Non è la storia, comunque, che fa di questo libro un gioiello; Cameron, autore di Un giorno questo dolore ti sarà utile, nella prefazione spiega molto bene perché Cassandra al matrimonio non è un libro qualunque ma un gran bel libro e io, seppure sia meno famosa e decisamente parecchio meno influente di Cameron, la penso esattamente come lui. I temi trattati possono forse essere considerati un po' "pesanti" (passatemi il termine). Certo, leggere della possibilità di un incesto e dell'omosessualità negli anni '60 non è forse considerabile una lettura leggera, eppure la Baker tratta tutto con così tanta professionalità che non ci si accorge neanche di aver terminato il libro. Per darvi un'idea, vi dico solo che ho aperto il libro pensando "leggo un paio di pagine e vado a pranzo" e alle 5 di pomeriggio ero ancora lì, sul letto, senza neanche avvertire la necessità di bere un bicchiere d'acqua. L'aspetto che forse più di tutto il resto rende questo libro un gran bel libro è il modo in cui la Baker ha deciso di strutturarlo; la prima e l'ultima parte sono narrate dal punto di vista di Cassandra, con un linguaggio che non lascia tanto spazio all'immaginazione: una personalità graffiante e irruente trova espressione in un uso della lingua sincero e al contempo aggressivo. La parte centrale, invece, è narrata dal punto di vista di Judith, un personaggio più equilibrato che la Baker contraddistingue rendendo la prosa più fluida e pacata. Insomma, io l'ho adorato. Dico davvero.

2. Il commesso (The Assistant) di Bernard Malamud.

Credo che Bernard Malamud non abbia bisogno di grandissime presentazioni da parte mia che, diciamolo, non sono praticamente nessuno nel panorama letterario. Cioè, dai, la mia opinione conta quanto quella del vecchietto che nel bar sotto casa mia si lascia andare in commenti arditi sulla formazione dell'Atletico Madrid.
E, seppure la mia opinione non conti poi molto, sento comunque di consigliare Il commesso come lettura da fare quando volete stare bene. Sì, è vero, è forse una storia un po' triste ma la prosa, signori, la prosa! 
Il disarmante realismo che trasuda dalle parole di Malamud è una delle cose più belle in cui potete imbattervi. 
Una storia d'amore ma anche una riflessione sulla propria identità e sulle proprie origini, uno spaccato tremendamente realistico sulla povertà degli anni '60, in una Brooklyn che fa i conti con gli inizi della globalizzazione e della modernità.
E Frank Alpine, il commesso da cui il romanzo prende il nome, che personaggio meraviglioso è? Bernard, devo proprio dirtelo, mi hai scaldato il cuore con questo capolavoro, dico sul serio. Ed è una cosa che non tutti riescono a fare, mio caro Bernard, fino a ora sono stati in pochi a riuscirci. 
Bello, davvero, ma anche triste. Da leggere quando siete un po' malinconici e avete bisogno di riacquistare fiducia nell'essere umano. Malamud, credetemi, ci riesce egregiamente. Quando lo recensii (qui) paragonai la tristezza di questa storia all'umidità. Mai paragone fu più azzeccato. Dopo tempo, continuo a pensarla così. Malamud, cacchio, sei bastardo proprio come l'umidità.