giovedì 16 agosto 2012

Recensione: Il congresso di futurologia

Autore: Stanislaw Lem
Titolo: Il congresso di futurologia
Prezzo: 12 € (fuori catalogo)
Editore: Marcos y Marcos
Pagine: 157
Il mio voto: 3 segnalibri

Trama

Ijon Tichy, intrepido pilota protagonista di tante avventure spaziali, partecipa all'ottavo congresso di futurologia. Siamo in Costa Rica nell'anno 2006. La popolazione vive in preda alle droghe, non esistono più turisti, né mercanti, né artigiani. Esistono solo congressi. La gente non produce, non consuma: parla e basta. Ijgon Tichy si mescola per puro caso ai partecipanti al 'Congresso per il libero sesso nella letteratura liberata', ma fugge disgustato. Dopo qualche tempo, comincia a rendersi conto di essere vittima di strane allucinazioni. Non ha assunto alcuna droga, l'acqua che ha appena bevuto dal rubinetto di camera sua gli sembra normale. Ma quando finalmente entra in possesso di alcuni antidoti in grado di combattere le sue allucinazioni, si rende conto che qualcosa è cambiato attorno a lui. 

La mia recensione

Aldol Darkene Triptizol. Noan Anasclerol. Aggresium Frustrandol, Flagellina e Furiasol

Più giù più giù, sto precipitando forse sto volando più giù più giù.
Non so dire, in realtà, se questo libro mi sia piaciuto o meno.
L'idea di base, quella di un'astronauta che partecipa all'ottavo congresso mondiale di futurologia in Costaricana, durante il quale succede davvero di tutto (sfiorando l'assurdo), è un'idea molto originale.
La prima metà del romanzo, sebbene leggermente caotica, è la parte che più ho preferito. Non tanto per come sia strutturata la narrazione, quasi totalmente priva di dialoghi e di informazioni chiare circa cosa stia succedendo, quanto piuttosto per ciò che l'autore narra, rendendolo visionario a tal punto da sembrare quasi plausibile, almeno nel mondo in cui ci troviamo.
Lem, infatti, inventa un mondo nel quale è possibile controllare le emozioni grazie a delle sostanze chimiche; assumendo una pasticca di Felicitol e una di Euforiasol è possibile passare, in brevissimo tempo, da uno stato emotivo negativo al rasentare l'euforia. Un mondo in cui le guerriglie urbane si gestiscono non attraverso il lancio di lacrimogeni ma tramite le BAP, bombe d'amore per il prossimo. Così chi ha dato inizio allo scontro, mosso da un impetuoso slancio d'affetto, cercherà di abbracciare e baciare il nemico.
Alcuni aspetti di questo romanzo mi hanno ricordato Philip K. Dick (le emozioni controllate, ad esempio, sono presenti in "Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?", sebbene nel romanzo di Dick il controllo non avvenga tramite psicofarmaci ma attraverso dei codici); non so bene se si tratta di scopiazzature (chi ha copiato da chi?), di semplici tributi o di somiglianze dovute al fatto che gli autori siano praticamente contemporanei. Il visionario mondo di Lem, comunque, non è neanche lontanamente simile a quello di Dick che risulta più complesso, diversamente strutturato.
La seconda parte del romanzo, scritta come se si trattasse di un diario personale, è sì meno caotica ma anche, secondo me, meno coinvolgente.
Lo scrittore non approfondisce del tutto alcune informazioni, lasciando che stiano lì, come a prender polvere. Lo stesso accade anche con alcuni personaggi, tra i quali Aileen. Chi è? Che ruolo ha nella vita di Tichy? Apparentemente sembra nessuno, dato che l'autore non si prende la briga nemmeno di descrivercela fisicamente eppure, secondo me, poteva essere un personaggio interessante se fosse stata sviluppata in modo migliore.
Verso quasi la fine del libro anche alcuni dialoghi sembrano inutili al fine dello sviluppo della trama. Il professor Trottelreiner, ad un certo punto, durante un incontro con il nostro Tichy, ci investe di informazioni confuse, senza approfondirle. Rimangono così inutili nozioni sui termini che verranno, un giorno, impiegati per indicare oggetti, situazioni, persone che non esistono ancora.
Interessante, invece, l'ultima parte del romanzo che ci porta a riflettere su quanto la società influisca sul nostro modo di percepire la realtà che ci circonda. Ciò di cui Tichy si rende conto, ciò che i suoi occhi e le sostanze del professor Trottelreiner gli mostreranno, possiede, se vogliamo, tinte macabre e un po' dark.
Con uno stile che ci porta sempre a domandarci se ciò che stiamo leggendo stia davvero accadendo al protagonista o sia una delle sue innumerevoli allucinazioni, Stanislaw Lem descrive, nel dettaglio, un mondo allo stremo delle sue forze e ci lascia intuire che dietro alla perfezione che pensiamo di star vivendo si nasconda una triste realtà, celata abilmente da chi ci governa. Uno scenario agghiacciante che, se ci riflettiamo, non sembra poi così assurdo.

6 commenti:

  1. Sembra divertente! Io di Lem non ho letto ancora nulla, ma ho qui da parte Cyberiade, che dev'essere una delle opere più folli da lui scritte.

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    1. La prima parte è divertente, infatti, e la seconda è più riflessiva. L'argomento comunque, pensandoci, mette un po' d'ansia. Ecco di Cyberiade ne ho sentito parlare, curiosa di leggere che ne pensi!

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    2. Sei stata debitamente citata, con giusto un po' di ritardo rispetto a quanto mi aspettassi.

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  2. gianni diaz ciarlo18 agosto 2012 14:08

    ho qs libro ma in ed.riuniti,la vecchia casa ed. del pci.Rileggendolo più che all'america ho pensato ai paesi dell'ex blocco comunista dell'europa centrale che venivano periodicamente invasi da paesi "fratelli"con le più lodevoli e umanitarie intenzioni.Il ricorso alla fantascienza mi sembra un modo per aggirare la censura e fare del sarcasmo su ciò che non si poteva neanche nominare nella polonia anni 60 e che poi avvenne nell 84 col colpo di stato jaruzelski,ennesimo caso di fantascienza profetica.Non è la prima volta che mi capita con libri dell'ex blocco sovietico:si riesce a intuire l'orrore come fosse il retro del'arazzo che ci viene presentato(sottotesto?).Provate per fare un esempio a leggere la poesia di Brecht "Lode del partito".Vorrei poi dire qcosa sullo stile ma prima cerco di capire se funziona

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  3. gianni diazciarlo18 agosto 2012 14:39

    per lo stile se americano direi Kurt Vonnegut,ma leggendo a me è venuto in mente sopratutto il più noto prosatore polacco del 900 Witold Gombrowitz.Il suo romanzo più famoso "Ferdidurk mi sembra molto simile a Lem: irriverente ,sarcastico,raggiunge l'effetto comico con la deformazione grottesca e una fantasia senza freni:Immaginatevi Cèline e Lewis carrol messi insieme.Mi trovo daccordo quindi con le riserve di nereia :quando la fantasia è troppo sbrigliata mi mette a disagio .Recentemente Bollati boringhieri ha pubblicato un romanzo giovanile di Lem,no fantascienza.Se volete saperne di più su lett. polacca vi consiglio "Vado a vedere se di là è meglio" M. Cataluccio ed Sellerio un bel saggio romanzato che sicuramente dedica due capitoli a Lem e Gombrowitz

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    1. Non so se voglio leggere altro di Lem, sicuramente non subito. Devo ancora capire, sul serio, se mi è piaciuto o no o se, comunque, voglio dargli un'altra chance. Più ci penso e più il messaggio trasmesso mi angoscia. Chiaramente in quel periodo storico era sicuramente un sentimento (quello del "terrore", chiamiamolo così) molto sentito ma anche adesso, ai giorni nostri, non è poi così lontano.

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